Conosciuta anche col nome di Casa “do’ Fascitraru” (in dialetto l’apicoltore), racconta come i mastri fascitrari costruivano le arnie con la ferula (arbusto dal legno poroso e leggero) e come veniva effettuata la smielatura dei favi. Oltre le panciute giare del miele, trovano anche il tipico carretto (‘a carretta), per poter spostare gli alveari di notte quando le api restano tutte dentro ed evitare loro le faticose transumanze verso luoghi più ricchi di nettare. Troveremo il focolare, acceso per lavare la cera in acqua bollente. Per rivivere la genuina memoria e comprendere la fatica amorevole con cui gli apicoltori lavoravano.
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